lunedì 9 settembre 2013

NEWSLETTER N. 2: LE RAGIONI DEL "NO" AL TERMOVALORIZZATORE


Care democratiche e cari democratici,

ho ritenuto opportuno focalizzare l'attenzione della mia seconda newsletter esclusivamente sulla vicenda del termovalorizzatore di Napoli - Est.

Sul punto, trascrivo il testo integrale di una mia lettera inoltrata alla stampa e ripresa da Il Velino e da Il Mattino, con la quale ho inteso trasferire alla cittadinanza la mia posizione al riguardo e le mie perplessità rispetto alla realizzazione di un impianto che, a mio avviso, potrebbe arrecare danni devastanti a tutta l'area a nord di Napoli, già vessata da anni di malgoverno.



NO AL TERMOVALORIZZATORE DI NAPOLI – EST.
L'AREA A NORD DI NAPOLI HA GIÀ DATO TANTO, TROPPO.
NON POSSIAMO PERMETTERE UN ALTRO SCEMPIO.

Nelle settimane durante le quali si è infuocato il dibattito estivo tutto incentrato sull'opportunità di realizzare o meno il termovalorizzatore di Napoli – Est a Giugliano, nell'area della vecchia centrale turbogas dell'Enel, ho mantenuto volutamente un profilo basso e riflessivo.

Ho avuto modo di discorrere ed incontrare, lontano da riflettori e cronisti e di modo che la lucidità e la razionalità prevalessero sull'emotività, gente comune, rappresentanti del mondo dell'associazionismo e del movimentismo ambientalista, personale medico particolarmente competente e, soprattutto, gli amministratori locali dei comuni che compongono l'area a nord di Napoli.

Incontri e relative riflessioni attraverso i quali mi sono convinta della totale erroneità di una scelta politica e strategica adottata dalla Regione Campania e dalla sua struttura commissariale che hanno, a mio avviso con eccessiva superficialità, esaurito un percorso decisionale le cui conseguenze sono e saranno potenzialmente in grado di condizionare negativamente il futuro delle prossime generazioni e di un territorio già martoriato sul piano ambientale, come pochi altri in Italia.

Sarebbe stato indispensabile, ad avviso di chi scrive, che il processo decisionale conclusosi con la pubblicazione del bando a firma del Commissario Carotenuto, venisse preceduto da accurate verifiche tese ad acclarare “al di là di ogni ragionevole dubbio” alcune circostanze che, ancora oggi, benché l'iter per la realizzazione del termovalorizzatore sia già ben avviato, destano non poche perplessità nell'intera popolazione del giuglianese e non solo.

In relazione a questa vicenda troppi sono gli interrogativi, alcuni dei quali lasciano profondamente inquieti, rispetto ai quali la Regione non sembra in grado, se non di fugare i dubbi, quanto meno di proferire parola.

Perché l'impianto deve essere realizzato per forza di cose a Giugliano in Campania, comune già vessato dalla presenza di discariche abusive e roghi tossici? Perché la provincia di Napoli dovrebbe ospitare due impianti, mentre il restante territorio campano alcuno? Perché la risoluzione del problema eco-balle deve necessariamente trovare risposta nel loro incenerimento e non nella loro inertizzazione? Perché non è possibile, eventualmente, procedere allo smaltimento delle eco-balle in impianti già esistenti all'estero? Le eco-balle, così come sono state impacchettate nel corso degli anni sono effettivamente destinabili a processi di incenerimento? E se lo sono, allora perché non destinarle altrove? Quale impatto economico, sociale e sanitario avrà l'impianto sui cittadini di Giugliano, Melito, Villaricca, Qualiano, Mugnano e Marano? E l'Unione Europea, che troppo spesso viene tirata in ballo come spauracchio, è inamovibilmente posizionata sulla scelta dell'incenerimento o è, invece, interessata ad una soluzione del problema che sia ecosostenibile?

Queste sono le domande che si pongono i miei concittadini ed alle quali chi si è assunto la responsabilità politica di una decisione così importante, ad ogni livello, deve dare risposte chiare e nette, senza le quali, non si può che esprimersi nettamente e contrariamente rispetto alla realizzazione di un impianto che appare, piuttosto che la soluzione all'endemico problema dei rifiuti in Campania, come una stropicciata “pezza a colori” utile a pochi e disastrosa per molti.

Domande e riflessioni che avrebbero meritato ben altri momenti di confronto, di concertazione e di approfondimento all'esito dei quali – ne sono certa – non è da escludere che le scelte adottate sarebbero state ben diverse.

Sarebbe stato più opportuno, a mio avviso, prendere in seria considerazione l'ipotesi di realizzare, prima ancora che un impianto di termovalorizzazione, un impianto di tritovagliatura di scopo, destinato esclusivamente al trattamento preventivo delle eco-balle, utile a verificare preventivamente la effettiva natura del contenuto delle stesse e la presenza al loro interno, da molti denunciata, di rifiuti industriali e tossici, non più trattabili e/o comunque inceneribili.

A ciò vi è da aggiungere che una parte delle ingenti risorse che saranno destinate alla realizzazione del progetto avrebbe potuto trovare altro impiego, come, ad esempio, la costruzione di impianti di compostaggio per completare effettivamente il ciclo della raccolta differenziata nella provincia di Napoli, o, in alternativa, la previsione di impianti di trattamento dei rifiuti industriali ed in particolare dell'amianto, dei quali la Campania è totalmente sprovvista.

Tali strutture avrebbero potuto costituire l'incubatore di veri e propri insediamenti industriali specializzati nel trattamento e nella trasformazione dei rifiuti, in grado di assicurare sviluppo e lavoro in condizioni di sostenibilità ambientale.

Ed allora, se è vero, come è vero, che la Campania ha bisogno di ultimare il proprio ciclo integrato per il trattamento dei rifiuti, è altrettanto lapalissiano che la risposta a questa necessità non può esaurirsi nella costruzione dell’impianto di incenerimento di Napoli – Est, ma deve, viceversa, prospettarsi la realizzazione di un programma virtuoso che guardi all’innalzamento delle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che preveda strutture idonee a trattare rifiuti industriali e tossici, che contenga rigidi ed efficaci meccanismi di controllo della qualità e tipologie dei rifiuti, che inneschi meccanismi virtuosi di recupero dei suoli deturpati da roghi e discariche abusive.

Tutto questo, al momento, spiace doverne prendere atto, manca.

Né, a mio avviso, può farsi ricorso alla retorica litania del richiamo ai precedenti ed ai “casi similari”.