lunedì 15 luglio 2013

Riparte il futuro. Contro la corruzione ed il voto di scambio politico - mafioso, la riforma dell'art. 416 ter cp ed il mio intervento in Aula






Grazie Presidente,

Onorevoli Colleghi,

ci apprestiamo, quest’oggi, ad approfondire, mi auguro in modo risoluto, un tema – quello della lotta alla corruzione ed allo scambio elettorale politico/mafioso – estremamente delicato e complesso, specie per il nostro Paese e per il momento storico, economico, sociale e politico che Esso sta attraversando in questi mesi.

Un approfondimento, che non può prescindere dall’acquisizione collettiva da parte di quest’Aula, della consapevolezza di quanto sia dilagante e distruttivo il fenomeno della corruzione, specie quella di stampo mafioso, nel nostro Paese.

Un fenomeno, quello della corruzione, che trova nel voto di scambio politico – mafioso, il suo più bieco e cinico strumento di attuazione.

È nel voto di scambio, che si concretizza la peggiore mortificazione di una democrazia e l’offesa più grave a ciò che uno Stato ed il suo Popolo dovrebbero, insieme, rappresentare.

Sia che l’utilità ottenuta in cambio dell’esercizio eterodiretto del proprio voto sia costituita da una somma di denaro, sia che essa assuma altra forma, è necessario colpire ed arginare in modo drastico tale fattispecie, e questo ancor di più quando sullo sfondo del voto di scambio si manifesta la grigia e maleodorante presenza di un ritorno di tipo “mafioso e distorto” dell’esercizio del consenso.

Di tanto, dovrà e sono sicura che così sarà, convincersi quest’Aula, anche a prescindere dai colori partitici e dalle appartenente politiche di ciascuno di noi.

Di tanto, la comunità che rappresentiamo è probabilmente già convinta e ferma, come emerso dall’ottimo lavoro svolto da Don Ciotti con Libera e con il Gruppo Abele, ai quali va il mio ringraziamento per l’impegno profuso.

Un ringraziamento che rivolgo anche ai Colleghi della Commissione Giustizia che in modo rapido e credo molto efficiente e funzionale, hanno licenziato il testo che oggi è posto all'esame dell'Aula.

Nel periodo forse più difficile che stiamo attraversando, l’opinione pubblica italiana avverte, a mio avviso, il bisogno di ricevere, da chi ha l’onere e l’onore di rappresentarla in Parlamento, prove tangibili di lotta alla corruzione ed al tempo stesso di ricostruzione di un elevato profilo morale ed etico della politica.

"Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce". Questo è quanto ha affermato recentemente il Presidente della Corte dei Conti.


La corruzione, nelle più disparate forme in cui essa si presenta e, quindi, anche nel voto di scambio politico – mafioso, in Italia vale circa 60 miliardi di euro l'anno.

Una cifra da capogiro, una stima impressionante che, abbinata alle forme che via via assume nel nostro Paese la criminalità organizzata che ne fa uso, rende improcrastinabile un intervento ed una reazione forti da parte dello Stato.

In questo scenario, per un approccio serio e completo al problema che ci occupa, è necessario, a mio avviso, un esame del ruolo e della funzione che negli ultimi decenni hanno assunto le mafie nel nostro Paese.

Non siamo più di fronte a semplici organizzazioni criminali, bensì siamo innanzi a veri e propri sistemi di potere, che hanno avuto la capacità di sprovincializzarsi, di diffondersi all’estero, di compenetrarsi nelle istituzioni, nello Stato, negli Enti Locali, anche attraverso quel voto di scambio politico – mafioso che oggi ci occupa.
È una mafia, quella moderna, che si caratterizza per un rapporto peculiare che l’organizzazione mafiosa intrattiene con il territorio e l’autorità politica. L’uso della violenza, infatti non è più fine a se stesso, ma è strumentale all’instaurazione di un controllo del territorio sempre più totalizzante, che porta il “sistema mafioso” fino quasi a sostituirsi allo Stato nell’esercizio delle sue funzioni, quali la gestione dell’economia, il mantenimento dell’ordine, l’amministrazione della ‘giustizia’.

Questo stesso potere si traduce al contempo nel controllo di risorse politiche fondamentali – il voto – che consentono alle mafie di porsi come interlocutori della politica, affiancando (o sostituendo) alla logica della contrapposizione quella dello scambio, del ricatto, dell’infiltrazione, il tutto finalizzato alla gestione diretta e/o indiretta delle risorse destinate dallo Stato alle nostre comunità.

Questo fenomeno, purtroppo, ha trovato terreno fertile nel quale attecchire, specie nel Mezzogiorno d’Italia, specie in quelle terre più sofferenti, soprattutto a partire da quegli anni Sessanta – Settanta, durante i quali il Meridione ha perso il decisivo treno del rilancio economico, alla cui assenza, purtroppo, ha fatto da contraltare la diffusione di un sempre più crescente arretramento sul piano sociale.

Un periodo, quello prima indicato, durante il quale le nostre regioni sono state destinatarie di risorse assolutamente straordinarie, la cui gestione, tuttavia, anche a causa di quella strisciante connivenza tra pubblico e criminalità organizzate, non ha mai portato al consolidamento strutturale di un percorso di sviluppo, bensì, al foraggiamento di localismi e clientelismi di vario genere, che hanno lasciato le regioni meridionali in una condizione di arretratezza insostenibile, oggi aggravata dalla crisi, dove malgoverno, commistioni e delinquenza trovano la loro più ampia diffusione.

Tutto questo, ha determinato la creazione di veri e propri governi mafiosi e paralleli dell’economia, della finanza pubblica, che si sono concentrati in alcune aree delle tre regioni meridionali più esposte a questi fenomeni, tra le quali, consentitemi una breve digressione personale, anche e soprattutto quell’area disgraziata posta al confine tra le province di Napoli e Caserta, feudo incontrastato della camorra, dei clan partenopei, di quella “Gomorra” raccontata da Saviano ed a tutti tristemente nota, che da decenni stritola e mortifica la mia comunità di provenienza ed un territorio nel quale, quotidianamente si assiste alla mortificazione della dignità umana, dei più elementari diritti civili e politici, ed ad una dilagante corruzione che consuma instancabilmente le già scarse risorse a disposizione della collettività, senza, in alcun modo, consentire la costruzione di un futuro e di una prospettiva di sviluppo.

Le mie riflessioni, trovano, a mio avviso, conferma nelle vicende che hanno interessato dapprima molti comuni meridionali, sciolti per mafia o camorra.

Vicende, che, al tempo stesso, iniziano ad interessare anche il Settentrione, nel segno di una malavita che tende a spostarsi e ad ampliare il proprio raggio d’azione.

Un condizionamento a mio avviso insostenibile, inaccettabile ed intollerabile sotto ogni punto di vista.

E la riforma dell’art. 416 ter cp, che ci apprestiamo – mi auguro in tempi brevissimi – a varare è un primo segnale che quest’Aula deve dare all’esterno.

Si tratta di una riforma a mio avviso indispensabile, per dare forza ad una norma che, altrimenti, sarebbe rimasta monca e, pertanto, inefficace.

Troppe, tante, sono le utilità che oggi possono essere oggetto di voto scambio politico – mafioso.

Appalti, consulenze, incarichi, autorizzazioni, concessioni.

Tutti atti pubblici che spesso per i singoli appartenenti alle organizzazioni criminali di stampo mafioso – camorristico possono avere un valore inestimabile, essere oggetto di voto di scambio politico – mafioso e rappresentare una contropartita ben più preziosa di una semplice somma di denaro.

Ben venga, dunque, il giusto ed opportuno completamento della dizione dell’art. 416 cp ter che, diversamente, sarebbe rimasto confinato, nella sua applicabilità, alle sole ipotesi di trasferimento di denaro in cambio del voto, ipotesi, evidentemente, non facilmente rintracciabili, individuabili e nella stragrande maggioranza dei casi, difficilmente perseguibili, proprio perché ad esse sono subentrate quelle fattispecie più complesse di cui parlavo poc’anzi.

Una modifica normativa che sento ancor più necessaria ed indispensabile per ridare la giusta dignità alla libertà nell’esercizio del diritto di voto, specie in quelle terre del Mezzogiorno, dove l’esercizio libero e non condizionato del voto è sistematicamente messo a rischio da una pluralità di concause, a prescindere dalla corruzione.

È per tutto questo, dunque, che ho aderito alla proposta di modifica dell’art. 416 ter cp.

Un uomo dello Stato, delle Istituzioni, esempio di vita e di onestà, specie per tanti giovani come me e come gli altri Colleghi che al tempo della strage di Capaci erano ancora adolescenti, Giovanni Falcone, affermava che: Bisogna rendersi conto che la mafia è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l'eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni".

La riforma che ci apprestiamo a varare va, a mio avviso, nella direzione di elevare il livello di preservazione di quelle Istituzioni nel cui coinvolgimento credeva fortemente Giovanni Falcone.

Una riforma che, tuttavia, non può che essere l’inizio di un percorso di lotta alla corruzione ed al tempo stesso di reimpiego di tutte quelle risorse che potremo liberare, sottraendole al malgoverno determinato dal voto di scambio politico – mafioso e destinandole al riscatto sociale ed economico di quei territori e di quelle fasce di popolazione disagiate che potranno essere così, al più presto, libere di vivere ed esercitare democraticamente il proprio diritto di voto e la propria libertà di autodeterminazione politica.

Wolfgang Goethe diceva che “La legalità è libertà”.

E questo principio, questo bisogno di legalità, trovano nell'affermazione e nella tutela della libertà del voto la loro massima espressione e noi dobbiamo, perciò, partendo da oggi, rendere questa libertà sempre più assoluta ed intoccabile.

Michela Rosan

Nessun commento:

Posta un commento